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Piancastagnaio. Il Palio di Cecilia Rigacci è “Cammino della purezza”, tra umanità e spiritualità

Amiatanews (Marco Conti): Piancastagnaio 11/08/2016
L’artista senese, ha presentato ieri, 10 Agosto, la sua opera alle Contrade e all’intera comunità di Piancastagnaio.
Un Palio che è messaggio umanistico e spirituale, che disegna la sacralità sospesa a guida dell’umanità.
Le Contrade rappresentate come gioielli nel tempo della nascita degli Statuti Pianesi.


Un Palio come doveva essere, quello voluto da Cecilia Rigacci che è tornata ieri sera, 10 Agosto, a Piancastagnaio, per il secondo anno consecutivo, presentando la sua opera che andrà alla Contrada vincente della Corsa intitolata alla Madonna di San Pietro, il prossimo 18 Agosto.
Con la realizzazione del Palio di quest’anno, l’artista senese, con un po’ di sangue amiatino che le scorre sempre nelle vene, è entrata questa volta dalla porta principale da sola, dopo aver realizzato un Palio assieme a Carlo Cesare Sassi nel 2009 e due Cupelli, uno nel 2011 e uno proprio un anno fa, nel 2015, il quale colpì molto per il significato e la riconoscenza verso i Padri Carmelitani Scalzi, che, tra il ’50 e ’60, decisero di dedicare un “bravìo”, oggi Palio, alla Contrada che avesse vinto la corsa dedicata alla Madonna.

Un Palio come doveva essere nell’essenza, più che nella forma, che doveva meravigliare e ha meravigliato ogni pensiero di valutazione critica, di approccio artistico o popolare.
Un Palio spirituale, etereo, sospeso, leggero, illuminato, semplice, rispettoso, lontano dai presupposti canoni delle aspettative. E per fortuna, perché il Palio della Rigacci parla dello spirito e dell’uomo, anzi, dello spirito dell’uomo e dell’Umanità, della speranza e richiesta di un cammino di fede infinito. La figura protagonista, la donna, Madre, Vergine e Madonna, sdoppiata e unita, è occhio, veglia, mano dello spirito che accompagna il bimbo, l’uomo, nel cammino, aiutandolo a salire i gradini di una Chiesa sospesa tra la terra e l’aria, come fossero i passi per una crescita sicura, tra terra e spirito, rivolta verso la luce, i raggi di un sole che divengono direzione illuminata.

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Le immagini sono quelle delle Madonna di San Pietro e di parte dei suoi affreschi interni che raccontano del Cristo e dello sguardo di Sua Madre, dei gradini di un selciato che diventa cammino infinito di un’Umanità rinnovata, sempre più avvolta dalla luce del sole, la luce di Dio.
Due mani, di mamma e figliolo, che si tengono, senza stringersi ma donandosi sicurezza e la croce “chiave della vita”, nell’altra di lei, quasi a raccontarne la vita e la crescita, come, del resto, dicono i loro sguardi così testimoni di libertà e amore. Scalzi, umili, rispettosi della santità di una chiesa universale fatta terra, come i Padri Carmelitani, custodi del Santuario e origine del nuovo Palio.
Un Palio etereo, soffiato, accarezzato dalla brezza che muove il leggero cartiglio con le parole del salmo 118, “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”, che racchiude, probabilmente, tutto il significato di quest’opera, regalata dalla senese Rigacci a un popolo intero, forse un po’ distratto durante la presentazione, che dovrà necessariamente riflettere e cogliere, in questi giorni,  i tantissimi significati di un dipinto che si appoggia e appoggia il suo motivo sulle quattro Contrade, rappresentate come gioielli di un tempo ricordato anche dalla data celebrativa del seicentenario dalla redazione degli Statuti.

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Ma è nelle parole rivolte ai Pianesi, la parte non dipinta, un altro forte messaggio in questo Palio 2016: il saluto di una Rigacci coinvolta personalmente e direttamente dalle amicizie e dalle brevi, il ricordo di Padre Eliseo e il valore della vita di Don Zelio e di Carlo, l’amicizia con Giuliano e le famiglie Stolzi e Fiori, il valore del lavoro di  Andrea e di Gabriele e di Marco; esempi di un saluto commosso, a sprono per i giovani a percorrere il giusto cammino nell’ideale della purezza.

Vi lasciamo con la nota critica sull’opera, del Dott. Stefano Andrei, professionista e collaboratore dell’artista che ringraziamo e con una galleria fotografica di Gabriele Forti.


Il Drappellone eseguito da Cecilia Rigacci in occasione del Palio di Piancastagnaio 2016 è un’opera pittorica su seta dipinta con colori composti da colle vegetali e pigmenti naturali, tempera ad acqua e polveri di madreperla marina. Sono presenti interventi a foglia oro e bordi di soutache setati bianco/oro). 
La composizione grafica del Palio che l’artista senese Cecilia Rigacci presenta alle contrade di Piancastagnaio reca i seguenti elementi:
Effige riprodotta della Madonna di San Pietro , l’architettura interna della Chiesa di San Pietro in Piancastagnaio, due figure umane ( donna in veste candida e fanciullo ) su piano solcato da linee convergenti, gradini di una scala , motivi e ornamenti grafici con Bifora medievale ( simbolo del Palazzo del Governo) e iscrizione recante la data 1416-2016 (seicentesimo anniversario della redazione degli statuti medievali di Piancastagnaio. Gli stemmi delle quattro contrade corredati da quelli del Magistrato delle contrade di Piancastagnaio e del Comune cittadino.

Impianto iconografico del Palio dipinto da Cecilia Rigacci
PUREZZA: “ESSENZA” DEL CAMMINO

L’opera pittorica realizzata da Cecilia Rigacci è una fine rappresentazione di un ideale cammino che l’Umanità tutta è chiamata a percorrere: “ Il Cammino della Purezza”.
I tempi moderni in cui viviamo hanno fin troppo evidenziato un reale malessere delle coscienze e un pericoloso declino dei valori all’interno del consorzio umano che sembra avviato verso un inevitabile smarrimento. Ecco dunque l’idea dell’artista di lasciare alla comunità di Piancastagnaio, ancora ricca di valori cristiani e nobili intenti, un messaggio di incoraggiamento a preservarli ricordando ai giovani, che sono l’avvenire di una comunità, l’importanza della “purezza dell’animo” quale essenza prima di ogni cammino di vita.
La scena principale del Palio di Piancastagnaio è occupata infatti da una Donna vestita di candide vesti e da un Fanciullo che la tiene per mano. E’ ravvisabile nelle due figure l’Umanità (la Donna) e il suo futuro (il Figlio) .
Cecilia Rigacci sceglie di rappresentare i due soggetti con il classico colore bianco simbolo di purezza e luminosità. Il candore delle vesti proietta l’osservatore in una dimensione di luce e calore. Non a caso la parola purezza e puro derivano dalla radice greca Pyr che significa fuoco, luce di fiamma.  La Purezza è qui intesa come luce di fiaccola che illumina e guida nel buio della tenebra che ha abbrutito non pochi umani nel corso del tempo.
Le due figure sono scalze; Questo particolare è l’espediente scelto dall’autrice per ricordare il silenzioso lavoro della comunità dei Carmelitani Scalzi che a Piancastagnaio hanno effettivamente riacceso l’attenzione sulle radici mariane del Monte Amiata e sulla festa della Madonna di San Pietro alla quale il Palio è dedicato.
La nudità dei piedi, voto cristiano di molti ordini monastici tra cui quello dei Carmelitani (appunto Scalzi) è un riferimento religioso di estrema importanza. Le scritture ricordano infatti della nudità dei piedi quale simbolo di povertà e umiltà. Nel testo biblico per esempio (Esodo 3:5) Mosè fu incaricato di rimuovere le scarpe prima di avvicinarsi al roveto ardente: “Metti via i tuoi sandali  perché il luogo sul quale stai è una terra santa”; Infatti per accedere in molti templi, come moschee o templi indù, ancora oggi è necessario rimuovere i calzari. Gesù Cristo stesso nel Nuovo Testamento lava i piedi dei suoi discepoli nei momenti culminati della vita spirituale come quello dell’ultima cena.
Nel dipinto compaiono alcuni gradini di una ideale scalinata; Sono quelli che Cecilia Rigacci dipinge per richiamare alla mente, l’accesso alla Chiesa della Madonna di San Pietro ubicata in Piancastagnaio.I gradini percorsi dalla Donna assieme al Fanciullo rappresentano i diversi stati di coscienza che possono essere conquistati dalla comunità in cammino verso una via di perfezionamento.
L’idea della scala con i suoi gradi è qui usata dall’artista per sottolineare i vari stati di coscienza o gradi di perfezione che ogni individuo può  realizzare quale prova di evoluzione, una vera e propria ascesa o in termini spirituali, quelli che avrebbero usato i Carmelitani scalzi, un’ascesi.
La Donna e il bambino si trovano cosi in uno stato di coscienza nuovo. Entrambi hanno imboccato il lungo sentiero del bene che li condurrà verso un futuro di rigenerazione.
Cecilia Rigacci dipinge il terreno calpestato dalla nudità dei piedi (se vogliamo, dalla nudità dell’animo) di colore verde tenue, alludendo al primo verde, quello della primavera.  Il verde, colore simbolico della rigenerazione spirituale, è un chiaro riferimento alla nascita di una nuova mentalità e quindi di un nuovo terreno interiore nel quale depositare i semi delle virtù che faranno nobile e forte il giovane popolo di Contrada di Piancastagnaio.
Uscire dalla forma, dai rigidi schemi, dai perimetri dettati dall’ignoranza secolare, significa conquistare un nuovo stato di consapevolezza frutto di una lavoro di elevazione. Questo innalzarsi e perfezionarsi significa aderire ad un modello di purezza, di immacolata natura, capace di concepire le vette dell’Assoluto, in altre parole, di aderire al modello di una Vergine Madre.
Cecilia Rigacci raffigura per questo motivo l’icona della tanto amata Vergine di San Pietro. L’immagine della Vergine troneggia nel cielo eterea , lo sfondo di color celeste tenue fa trasparire l’immagine come se affiorasse da un piano metafisico. Poco più sotto l’autrice del Palio dipinge uno degli elementi strutturali della Chiesa di San Pietro, i grandi archi affrescati dal celebre Nasini.
La rappresentazione della chiesa con il suo interno è appena accennata, il colore è tenue e l’elemento pittorico sembra svanire nel corpo celeste del cielo. Questa soluzione cromatica è usata dall’autrice per rappresentare un concetto: la perdita dei “connotati formali” della religione, poiché è nella convinzione dell’artista l’avanzare del tempo in cui sarà impellente la ricerca dell’aspetto interiore ed informale a scapito di quello esteriore. Dunque nel dipinto di Cecilia Rigacci l’edificio esteriore della Chiesa lascia il posto alla profondità del cielo in cui sfuma. La Chiesa, il tempio interiore come fu inteso in origine non ha infatti nulla di esteriore o formale; è invisibile, è un’architettura intima, un tempio sacro, un corpo intangibile edificato con le preziose pietre delle virtù.
La donna rappresenta quell’umanità che deve costruire in se il tempio, all’interno del quale si manifesterà la luce della Saggezza : il Figlio. Eloquente il passo biblico tratto dal salmo118 che l’artista sceglie di scrivere lungo un nastro, quello che il fanciullo tiene in mano e dolcemente fa cadere a terra; vi si legge infatti un riferimento alla luce della Verità :“ Lampada per i miei passi è la tua Parola, Luce sul mio cammino”.
Solo un’umanità perfetta, pura, virtuosa, candida, immacolata, potrà concepire l’idea del Divino in terra, qui dove siamo chiamati a costruire un nuovo futuro. I tempi con le loro cronache di Sangue ce lo impongono! In altri termini l’immagine di alcuni elementi diventa impercettibile come se stesse per sparire. L’artista vuole sottolineare, con questo escamotage, che la coscienza di chi si eleva è pronta a lasciare le forme e le consuetudini; Si fa chiara la volontà di non aderire più alle pre-costruzioni mentali per lasciare spazio all’Essenza. L’essenza è infatti impalpabile, invisibile, nascosta, è oltre la forma.
Ecco allora delinearsi un nuovo percorso: un cammino che la nostra coscienza deve intraprendere.
Ogni persona è chiamata dalla contingenza storica a reinterpretare in senso originale la figura mariana, a vedere la Vergine Maria come modello archetipico di purezza e perfezione, trasparenza, immensità; Qualità queste, tipiche di uno spirito che si eleva poiché capace di combattere una dura battaglia contro le imperfezioni e i vizi.
Le linee del piano in cui si muovono la Donna e il fanciullo convergono in un punto; E’ il punto dove sorge il sole, l’est , l’oriente, la luce dell’alba, il chiarore di un nuovo giorno, la luce aurea segnata da un punto color oro simbolo della Luce Divina che bagnerà la coscienza di colui che sceglie questo cammino di rigenerazione.
La Donna-Umanità velatamente tiene in mano un Croce ansata o Croce Egizia, simbolo arcaico della terra d’Egitto, la terra che il testo biblico spiega aver accolto Mosè ovvero colui che preparerà il popolo eletto e la discendenza di Gesù il Cristo.
Questa Croce chiamata anche Chiave di Ankh (Chiave della Vita) è un simbolo di rinascita che trova collegamento con Orus il Dio Luce, detto Ra, i cui “Ra-ggi”, la cui cui luce “Ra-diosa” rappresenta il contatto massimo con il Creatore.
L’artista consegna cosi a questa Donna il compito di invitare l’osservatore (in questo frangente la comunità di Piancastagnaio) a compiere un riflessione più profonda che ha come fine ultimo l’intrapresa  di un volontario cammino di rinascita; un cammino la cui essenza è Purezza. Cecilia Rigacci ha voluto dare un nome a questa Donna, quello ebraico di “Magdal” o Maddalena che nella lingua mosaitica significa “Torre”, l’edificio che si eleva sfiorando il cielo è l’idea di ascesa e ritorno verso le cose celesti. Le origini senesi dell’artista e la sua appartenenza ad un popolo di contrada trovano idealmente sintesi in quel nome che richiama la Piazza del Campo con la Torre del Mangia sotto la quale si corre uno dei Palii più importanti e famosi al mondo, il Palio di Siena.
Non tutti possono vantare, come Piancastagnaio, le tracce importanti di operosi animi come quelli dei Carmelitani scalzi, veri custodi del messaggio cristiano ridestato a suo tempo da Santa Teresa D’Avila e da San Giovanni della Croce. A loro e in particolare a Padre Carlo ed Eliseo Fratini va il merito di aver costruito idealmente una parte cospicua di quei gradini che danno accesso ad un nuovo itinerario che tutto Piancastagnaio dovrà percorrere. Per questa ragione l’artista ha voluto tracciare i nomi dei Santi e dei loro imitatori a bordo della scalinata dipinta sottolineando l’importanza del passato e del lavoro fatto nella comunità dagli uomini e le donne di fede per le generazioni future.
Il Palio con la sua più intima natura rappresenta una corsa al perfezionamento e dietro l’evento ci sono le vite e i sentimenti di un popolo in cammino. Il Palio per questo motivo può divenire la prova tangibile, non solo di valori tradizionali ma anche di rifulgenti virtù; quelle virtù che i cristiani conquistano nell’animo lottando per essere migliori e orientati vero la luce del Sommo Bene. Le quattro contrade di Pianesi, nell’immaginario di Cecilia Rigacci diventano cosi dei preziosissimi gioielli avvolti nel candore della seta, una luminosa testimonianza, presente e futura, di vita e purezza. Piancastagnaio con il suo Palio, al pari dell’antico vulcano, su cui si erge, simbolo di potenza nascosta e fuoco, accende gli animi di molti e rischiara con la luce della sua festa dedicata alla Vergine di San Pietro i cuori e le menti di tutti coloro che vi giungono e partecipano.

Nota critica a cura del Dr. Stefano Andrei

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Marco Conti

Nato nel 1962, sin dagli anni del liceo ho avuto la passione della scrittura e dell'informazione. Attivo negli anni '80-90' nel settore dell'informatica come analista programmatore e docente per corsi aziendali, successivamente mi sono occupato in proprio di consulenza e docenza nel settore dell'informatica di ufficio. Nel 2012 ho creato una piccola scuola per corsi di formazione e per la preparazione apprendisti nel settore della pelletteria. Dal 2009 sono titolare di IT 2000 di Marco Conti che si occupa di formazione, comunicazione, consulenza e forniture di informatica e ufficio. Nel 2011 ho concretizzato la passione per l'informazione fondando Amiatanews, periodico on line autorizzato dal Tribunale di Siena. Ho anche collaborazione con NTi Ch 93 di Chianciano Terme. All'informazione dedico una parte significativa della mia giornata utilizzando prevalentemente strumenti digitali per i servizi.

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